|
|
|
12 Dicembre 2025 (536 / anno XXV)
il cammino /314
|
|
|
Un bastone è un bastone?
Una canna, trovata sulla spiaggia il primo giorno di cammino in Salento a passo lento. Una canna diventata bordone, sostegno, forza. Per il viandante il bastone è qualcosa di più che un semplice oggetto, è un supporto, anche morale. Se appena trovato al tatto è ruvido e estraneo, poi diventa liscio, ne riconosci ogni punto, le gobbe, le fosse, sai dove mettere la mano. Alla mattina, quando parti, lo cerchi, lui è lì che ti aspetta, lo impugni, e per tutto il giorno lo tieni per mano.
Alla fine del cammino, non serve attaccamento. Possiamo staccarci. Ogni attaccamento è dipendenza. Ognuno va per la sua strada. Mi è piaciuta davvero tanto questo foto che mi ha fatto Luciano, lancio il bastone nel vuoto e nell’infinito, arrivato a Leuca, alla fine della terra. Io e il bastone ci separiamo. Ma gli sono grato per il viaggio insieme.
Ultimo numero dell’anno, occasione di bilanci e auguri. Alcune guide della Compagnia dei Cammini hanno scritto un articolo o mandato un commento, per farvi un augurio collettivo di buon Natale e buon anno nuovo.
Luca Gianotti
|
In questo numero:
|
Capodanno in Sardegna last minute
Si è liberato un posto per il Capodanno in cammino sul 100 torri, ecco la scheda.
|
|
✔ Le domande di Natale
Ti capita mai, nelle sere di dicembre, dentro il soggiorno poco illuminato, di avere paura? Paura che rimanga poco tempo, che il buio ingoierà ogni cosa, che ingoierà anche te, che i propositi per l’anno nuovo non facciano la fine dei propositi dell’anno passato? Ti capita di avere paura che arrivino i giorni delle feste, che i parenti durante i pasti senza fine, tra una portata e l’altra, ti dicano che sei invecchiato, e che quella vecchiaia a un tratto tu te la senta addosso, come un vestito che non può essere tolto? Ti capita di avere paura che arrivi il primo giorno di gennaio, e poi tutti i giorni di gennaio, e tutti i giorni dei mesi successivi, che tutti quei giorni futuri ti sembrino più di quelli sanciti dal calendario, una schiera inaffrontabile di giorni, un esercito imbattibile?
In televisione, su internet, nelle strade pedonali dello shopping, nel bar dell’aperitivo, tutti a parlare del regalo da fare o da non fare, della tredicesima che ci sarà o non ci sarà, del lavoro perso, della vacanza guadagnata e della vacanza impossibile, tutti a parlare, in un modo o nell’altro, con un accento o con l’altro, sempre di soldi. Non ti capita mai di entrare in un bar, nei diacci giorni di dicembre, intabarrato e sovrappensiero, e avere istintivamente la voglia di spegnere la musica assordante, di chiedere agli avventori di fare silenzio, fare silenzio per trenta secondi, un minuto, e solo dopo quel silenzio provare a fare una domanda qualsiasi che non c’entri coi soldi, e che non c’entri con le previsioni meteorologiche, qualcosa del tipo: chi si sente solo, tra di voi?
Perché sempre più gente dice di sentirsi triste durante le feste, ma poi di questa tristezza non vuole parlare? Come se fosse qualcosa di cui vergognarsi, qualcosa di sporco da nascondere tra gli aghi di plastica dell’abete comprato al discount? E se questa tristezza avesse a che fare con l’aver insabbiato ogni traccia pagana e cristiana di questi giorni? Se avesse a che fare con la vaga coscienza di celebrare un rito che non è più un rito? Anziché ubriacarsi fino al mattino o spararsi dei petardi in faccia, non sarebbe meglio parlare di Silvestro che resuscita il toro e incatena il drago, o di quei clandestini venuti da lontano, a piedi, per fare visita a un neonato? Al di là che si creda o non si creda, non sarebbe meglio parlarne? E non parlare di soldi, di oggetti, di materia e sempre materia?
Riuscirò a cambiare? Perderò ciò che è bene perdere? Ricorderò chi deve essere ricordato? Mi prenderò cura di me? Lascerò che gli altri si prendano cura di me? Ed io di loro? Imparerò senza farmi travolgere dall’ossessione di imparare? Gioirò senza esaltarmi? Saprò affrontare il dolore? Accetterò il fatto di passare senza lasciare traccia? Mi metterò in cammino quando sarà il momento? Saprò tornare a casa? Mi eserciterò a sperare, specialmente al buio? Accetterò il fatto che nuove domande giungeranno, e nessuna risposta, e che dovrò aggrapparmi a quei punti interrogativi come a dei ganci, per non cadere? E se cadrò, farò in modo di non far precipitare anche chi mi sta vicino? E di tutti i radiosi giorni del calendario in cui non cadrò, in cui sarò saldo sui miei piedi, saprò godere? E se ci regalassimo delle domande, a Natale?
Luigi Nacci (dal libro Non mancherò la strada)
torna al sommario
|
✔ Sostegno alla Palestina: due bei progetti
In aggiunta ai consigli di regali intelligenti del numero scorso, ecco due consigli per regalare aiuti alla Palestina.
Il nostro socio Giovanni Bridi ci segnala il progetto a cui collabora con la Fondazione Altromercato, per aiutare la Palestina. Building Hope for Palestine, costruire speranza per la Palestina. Le associazioni sostenute dalle donazioni: PARC – Palestinian Agricultural Relief Committee e Al Reef for Investment and Agricultural Marketing, organizzazioni con cui Altromercato collabora dal 1994, continuano a lavorare in condizioni estreme, sostenendo migliaia di famiglie di agricoltori e cooperative di donne in Cisgiordania e distribuendo aiuti alimentari a Gaza e nei campi profughi della Cisgiordania.
➤ Building Hope for Palestine
Segnalo anche, come sostegno alla Palestina, di regalare la canzone Lullaby Together for Palestine, un progetto collettivo che vede coinvolti tra gli altri Brian Eno, Neneh Cherry, Celeste e altri artisti inglesi e palestinesi. Il testo in inglese è scritto da Peter Gabriel, su un’aria di una nonna nanna tradizionale palestinese. Con un piccolo contributo di solo 2 o 3 euro (ma speriamo possiate mandarne di più) potete contribuire a un progetto di aiuti ai bambini e alle famiglie di Gaza, grazie al Together for Palestine Fund. E potete spedire la canzone in regalo a chi volete.
➤ Come aderire.
torna al sommario
|
✔ L’inclusività in cammino
Ormai è passato più di un anno da quando ho percorso il sentiero della Rota Vicentina assieme ad alcuni camminatori con disabilità visive. Non è possibile, in poche righe, condividere le emozioni vissute lungo il cammino portoghese, ma sicuramente sento di consigliare a chi legge di non farsi sfuggire un’esperienza del genere.
Partecipando ad un viaggio inclusivo stiamo offrendo una meravigliosa opportunità a chi non potrebbe viverlo in autonomia, un importante gesto di solidarietà quindi, ma il vero regalo lo stiamo facendo proprio a noi stessi. Trascorrere del tempo con chi non può contare al cento per cento sulla propria vista, ci fa riconsiderare le altre capacità sensoriali rimettendo in gioco noi stessi e alcuni aspetti della nostra vita.
Gli aneddoti e le emozioni del mio cammino inclusivo li condividerò con voi a voce, quando ci incontreremo su qualche sentiero, mentre quello che vorrei raccontarvi oggi è come, passo dopo passo, il concetto di “inclusività” abbia per me assunto sfumature nuove. L’etimologia di questa parola significa “accogliere dentro”, implicitamente attraverso un’azione unidirezionale dove un gruppo include altri elementi che si differenziano da quello stesso gruppo. In realtà in cammino con NoisyVision ho sperimentato qualcosa di diverso, un contaminarsi a vicenda in modo profondo e bidirezionale, fino a creare un unico gruppo, più completo e complesso di quelli precedenti. Per riuscirci bisogna far cadere le barriere dei pregiudizi, un’azione che può essere allenata e replicata ogni volta che ci troviamo di fronte alle diversità.
Grazie ancora agli amici e alle amiche di NoisyVision, alla prossima avventura!
Tommaso Benassi
torna al sommario
|
✔ Rinasce il posto tappa di Patrizia a Ussita
Vi racconto una storia. Una storia di una casa che rinasce e quella di un sogno nuovo.
La storia è quella di Patrizia e della sua casa e b&b in Appennino, a Ussita nelle Marche. L’ho intervistata per voi.
Patrizia ci racconti la tua storia?
«Più di 10 anni fa, dopo aver vissuto per vent’anni anni a Roma, ho scelto di ritornare al mio paese natale Ussita (MC) e trasformare la mia casa di famiglia in un b&b: La Casa dell’Ortigiana, tra i monti Sibillini, con il monte Bove che vigila dall’alto. Non era solo un b&b, curavo il mio orto sinergico e le erbe aromatiche, e le colazioni, con prodotti a km 0 e del territorio, duravano ore perché c’era sempre una storia da raccontare. Poi, ad agosto del 2016, è iniziato lo sciame sismico che ha distrutto il centro Italia e il 26 e il 30 ottobre del 2016, in pochi secondi, il terremoto ha portato via tutto quel sogno: le pareti che avevano accolto tanti sorrisi, la cucina dove preparavo le colazioni e ogni progetto e obiettivo che mi ero fissata, ogni oggetto della casa, senza poter recuperare nulla.»
In questi anni ho capito che sempre più vuoi tirare tutto fuori, raccontare a briglia sciolta ciò che è stato e come potrà essere; come fosse un esercizio doveroso per la memoria, tua e quella di questi luoghi colpiti enormemente.
«La memoria è necessaria, serve per andare avanti. Mi sono reinventata professionalmente e ho cercato di non abbattermi, anche se la ricostruzione è stata dura, difficile, frustrante e dolorosa, anche a causa di un cancro che ha deciso di venirmi a bussare alla porta, di una burocrazia complessa e piena di ostacoli. Oggi però siamo arrivati alla ricostruzione della mia casa, della Casa dell’Ortigiana. Avevo paura di fare programmi dopo tutto quello che avevo attraversato, dentro di me ho sempre creduto che questo posto meritasse di rinascere, che la montagna avesse ancora bisogno di chi la ama davvero.»
Oggi la nuova casa/b&b sta venendo su, ti ricordi quando per scherzo dicemmo che già nella primavera 2026 sarebbe stato bello accogliere il gruppo della Compagnia dei Cammini nel b&b nuovo? Quando mi hai inviato la foto dei lavori e li ho visti ben avviati ho avuto i brividi e ho pensato che forse, quel pensiero che sembrava strampalato, non è così lontano ora se i passi successivi andranno in porto. Ti ho detto anche che mi sembrava una casa enorme!
«Questi posti oggi sono fatti proprio per il turismo attento e non predatorio, la riconversione dopo il “turismo della neve” è ormai in atto; i camminatori sono quelli che sono continuati a venire qui a Ussita a vedere la situazione e chiederci come stavamo, poi… (pausa)… si, (ride) anche a me sembra grandissima! Ora, finalmente, dopo quasi 10 anni la casa è di nuovo in piedi. Ho scelto di ricostruire una casa passiva in legno, avvalendomi della professionalità di una ditta marchigiana, perché mi sembrava una giusta chiusura del cerchio.»
Manca però un ultimo passo vero?
«Esatto. Occorre riempirla di nuovo di tutto quello che serve per accogliere, perché non ho potuto recuperare nulla dalla mia vecchia casa e, da ordinanza dello stato, la ricostruzione non prevede fondi per gli arredi, quello insomma che rende una casa, “casa”. Laddove possibile mi sto organizzando con materiali da riciclo e riuso, come è stato e sarà lo spirito della casa. Mi servono 23.000 euro per potervi accogliere e abitare insieme questa nuova casa, per far tornare le chiacchiere davanti al caminetto o la colazione all’alba tutti insieme prima di partire per un cammino, qui passa il Cammino nelle Terre Mutate. Ogni contributo, grande o piccolo che sia, è importante. Ci sono ricompense pensate con il cuore. Chi c’è stato in passato lo sa già: questo è il posto dove tornare ogni volta che avete bisogno di ritrovare voi stessi. Ci siamo quasi. È un’accoglienza che torna a vivere in posti dove il turismo lento e rispettoso può mettere radici, dove chi viene sui Sibillini trova non solo un posto dove dormire ma dove trovare la cura».
Ecco il link per supportare Patrizia, c’è una raccolta fondi su Produzioni dal Basso.
Daniele Moschini
torna al sommario
|
✔ Audio breve su RDS: Sardegna, la costa dell’elicriso
Mara Battilana presenta su RDS il cammino novità “Sulla costa dell’elicriso” in un minuto.
➤ RDS Green – 26-11-2025
torna al sommario
|
✔ Gruppi generosi
Il gruppo in Carso di ottobre ha donato 150 euro a Strade Maestre, mentre il gruppo Sentiero del Viandante ha donato 50 euro, sempre allo stesso progetto di scuola in cammino. Il gruppo Salento a passo lento di dicembre ha donato a Strade Maestre 40 euro. Altre donazioni degli ultimi mesi che non vi avevamo raccontato: il gruppo Finlandia di settembre 30 euro a NoisyVision, il gruppo lungo il Cammino di San Benedetto 40 euro a Strade Maestre, il gruppo sul Cammino di Santa Barbara 180 euro a Strade Maestre, i due gruppi alla Rota Vicentina rispettivamente 100 e 70 euro a Emergency, in sostegno a Gaza. E per finire il gruppo in Nepal, che ha donato 100 euro per un progetto di assistenza agli anziani che merita due parole in più. L’assistenza agli anziani rimane uno dei settori più trascurati e sottofinanziati in Nepal. Molti anziani, a causa di povertà, abbandono e altri fattori, si ritrovano senza nessuno che si prenda cura di loro. ASK Foundation Nepal, un’organizzazione no-profit impegnata a promuovere l’equità sanitaria e l’erogazione dei servizi in Nepal, ha stretto una partnership con Nisahaya Sewa Sadan, una casa di riposo caritatevole che fornisce alloggio, cibo e servizi sanitari di base gratuiti a 38 anziani che non hanno altro posto dove andare. Informazioni qui: www.askfoundation.org.
Grazie a tutti, gruppi e guide, è davvero magnifico pensare che dai nostri cammini nasce tanta generosità!
torna al sommario
|
✔ Viaggi a piedi Compagnia dei Cammini
Disponibilità posti al 12 dicembre (i viaggi qui non indicati sono completi o annullati)
torna al sommario
|
✔ Un cammino per l’indipendenza
«Un viaggio nella natura è bello anche perché si è lontani dal mondo civilizzato… perché allora appesantirsi con un telefonino a testa?». Molti di voi riconosceranno questa frase: si trova di solito nella scheda informativa “note” che ricevono i soci della Compagnia dei Cammini prima di una partenza. Un suggerimento che fino a oggi è stato proposto come raro privilegio: visto che comunque ogni strumento di telecomunicazione deve essere spento per regola durante le tappe, non c’è occasione migliore per passare una settimana veramente liberi dalle cose che col viaggio non c’entrano, e che in seguito potremo comprendere meglio proprio grazie a un periodo di distacco, con la mente davvero aperta su un mondo inaspettato.
In verità, alcuni di noi capirono fin dalla prima comparsa dei telefonini e dei GPS negli anni ‘90 che c’era in ballo ben altro che un po’ di tranquillità, e li esclusero subito dallo zaino. Chi aveva seria consuetudine col mondo selvatico percepì all’istante l’assurdità dell’andare in natura senza andarci davvero, cioè venendo guidati dai satelliti anziché dalla relazione personale con l’ambiente; volgendo l’attenzione ai contatti a cui telefonare o alle storie da postare invece che vivere senza trucchi l’immersione intima negli eventi. Perdere le relazioni dirette, sostituirle con la mediazione delle macchine e delle informazioni da esse prodotte, significa lasciar svanire la propria indipendenza di giudizio. Di più: significa avere sempre più paura di essere a tu per tu con nostra madre Terra, significa in definitiva smettere di amare. Significa sostituire l’amore per cui si è disposti a impegnare la vita con la pretesa, l’illusione, di una sicurezza impossibile. Ed ecco, nel giro di trent’anni, cos’è diventato il mondo, cos’è ormai l’umanità.
Sta per finire un anno in cui la Rete che ha catturato tutti ha mostrato il suo vero volto anche a chi si era sempre rifiutato di guardarlo, illudendosi di essere libero. Ormai è tardi per liberare la vita quotidiana e lavorativa dal controllo dell’algocrazia – il potere detenuto dagli algoritmi e dai loro gestori milli-miliardari -; eppure, o perciò, il tempo che dedichiamo al cammino può assumere un valore che mai ha avuto prima, se la rete scegliamo di strapparla almeno in quei giorni, se riconquistiamo in semplicità il nostro rapporto solo umano con la realtà. Camminare sulla Terra, ed essere indipendenti: ci pensate a che rivoluzione è diventata una cosa del genere?
Forse da qui è ancora possibile ripartire per ricreare un mondo vivibile. Tenere in vita un tempo complementare, dove ci togliamo di dosso le protesi-guida, e impariamo di nuovo che saper guidare se stessi è perfettamente umano. E magari, nel farlo, perdessimo ogni tanto la strada! Potremo cercarla assieme, collaborando tra noi, come si cerca un tesoro perduto da molto tempo, per ritrovarci uniti in autentica compagnia in un luogo inaspettato. Chiedetelo voi stessi a chi vi guida in cammino: spegniamo tutto, non postiamo niente! All’orizzonte vogliamo vedere l’indipendenza.
Franco Michieli
torna al sommario
|
✔ Quali doni vorrei ricevere e offrire quest’anno?
Osservo le certezze cadere come foglie d’autunno, lasciando spoglia la pianta, nudo il bosco, nudo come l’imperatore. Una verità emerge nella luce radente d’inverno: la consapevolezza di non sapere, questa grande illusione chiamata sapere. Chiedo, allora, il dono dell’umiltà, del potermi porre davanti alla vita con la domanda: sono sicura? L’astrofisico Carl Sagan mi ricorda che “viviamo la vita quotidiana senza comprendere quasi nulla del mondo”. Quante cose ci sfuggono? Quanto l’occhio non percepisce? Le orecchie captano solo una minima parte dei suoni e poi le emozioni fanno da filtro, le convinzioni e credenze creano un ulteriore filtro e ciò che rimane viene trasmesso al cervello e codificato come nostra esperienza della realtà.
E camminando insieme quale realtà incontriamo?
Come guida sono mediatore in un territorio nuovo per chi accompagno, consapevole che 15 persone vivranno 15 esperienze diverse, e forse i nostri passi/percezioni si incroceranno in questo tempo condiviso. Il pane mangiato a pranzo potrà essere il migliore mai provato per una persona e al tempo stesso causa di allergia per un altra. L’essenziale, al di là delle parole e delle soggettività, per me è avvicinarmi e avvicinare alla Terra, riprendere quel contatto che ci lasciamo portare via stando sempre più davanti al telefono, o arrovellandoci nelle problematiche quotidiane.
Il camminare in natura permette di entrare in uno spazio di nutrimento, respirando con il cielo, il bosco, il mare, il suolo, l’umanità. In contatto con il qui/ora possiamo camminare come una persona libera, libera di valicare i propri confini interiori, libera di cambiare prospettiva e rivedere le proprie percezioni.
E libera di non avere confini fisici da valicare, di essere in un luogo protetto e sicuro che permette di concepire idee e dar spazio alla creatività.
Vorrei offrire a chi non ha questa libertà, a tutti noi, alle persone che amiamo come a chi crea sofferenza la preghiera/meditazione:
Che io/tu possa essere al sicuro e protetto
Che io/tu possa essere in salute nel corpo e nella mente
Che io/tu possa essere felice e in pace
Questo è il dono che voglio condividere.
Anita Constantini
torna al sommario
|
✔ Catalogo cammini 2026
Il catalogo è stampato, è bellissimo! Mai stato così bello, un libretto di 48 pagine. Bella grafica, bei contenuti: 160 viaggi, cosa volete di più? Per tutti i gusti, per tutte le tasche, per tutte le età. Sono partite le prime spedizioni, arriverà a tutti i soci degli ultimi 4 anni. Chi non è socio può richiederlo gratuitamente, compilando il form.
Per chi volesse sfogliarlo in anteprima, qui c’è la versione digitale del catalogo 2026. Potete cominciare a segnarvi le date sul calendario, spulciando i viaggi e scegliendo quelli che fanno per voi. Ricordate che sono divisi per 5 livelli di difficoltà, scegliere il livello alla vostra portata, e se avete dubbi, partite da livelli più bassi. Mai sovrastimare le proprie capacità! Ma ci sono tanti altri parametri per scegliere, perché ci sono cammini per ingolosire tanti aspetti diversi: cammini mediterranei e cammini nordici, cammini in Italia (tanti) e cammini in Europa e extraeuropei, cammini di pace in consapevolezza, cammini con il proprio cane, cammini inclusivi con persone affette da disabilità sensoriali, cammini d’autore con narrazioni, cammini per bambini e cammini per ragazzi e adolescenti. Quello che unisce tutta questa varietà è l’intenzione: camminare insieme, con attenzione, per vivere una esperienza profonda.
torna al sommario
|
✔ Appuntamenti nella natura e nel naturale
Per un ecosistema dell’incolto
Giovedì 18 dicembre 2025 al DAMSLab di Bologna, giornata di studi e di pratiche performative per ripensare il rapporto tra natura e cultura, attraversando i territori per immaginarli in modo nuovo. Aprire uno spazio e un tempo per il confronto e il dialogo con artiste e artisti, operatrici e operatori culturali, studiose e studiosi, osservatrici e osservatori di questo nuovo ecosistema, per comprendere le diversità che lo animano e approfondire le pratiche oggi in atto. Si inizia alle 11 con Just Walking, una camminata performance. Tra gli interventi quello di Sista Bramini, regista di O Thiasos Teatro Natura. Ecco il programma.
torna al sommario
|
✔ Lettere
Quando le luci si spengono
« Non ho mai provato una vera attrazione per le feste comandate. Non mi entusiasmano il Natale con il suo armamentario di luci e aspettative, né quel passaggio quasi rituale da un anno all’altro, come se bastasse il movimento di una lancetta per rinnovare davvero la vita. Non è una posa, né un capriccio controcorrente. È piuttosto che certi momenti, per me, acquistano valore solo quando posso lasciarli sedimentare in uno spazio più intimo, persino solitario; quando non c’è rumore a coprirne il senso, quando tutto tace abbastanza da permettere all’anima di ascoltarsi.
Eppure, ci sono volte in cui la storia, quella grande e quella minuta che ci passa accanto ogni giorno, sembra bussare alla porta e chiedere una voce, un segno. Non un grido disperato, non la protesta sterile di chi si ribella per abitudine, ma un urlo diverso: un urlo positivo, che sappia ancora parlare di pace, di condivisione, di quella felicità semplice e autentica che, a forza di cercarla nei posti sbagliati, abbiamo reso quasi un bene raro.
Per questo approfitto di questo spazio intimo, seppur ampiamente condiviso, per aprirmi a voi con una sorta di augurio. Forse non amo le feste perché preferisco ciò che resta quando le luci si spengono, ma proprio adesso, in un mondo che corre senza memoria, sento il bisogno di dire che esiste ancora un modo silenzioso e ostinato di credere nella gentilezza, nella serenità, nella possibilità, piccola ma vera: rimettersi in cammino, lungo sentieri reali o immaginari che conducono alla felicità, una felicità che non è solo una meta personale, ma una risonanza che cresce quando qualcuno, per un tratto o per una vita intera, decide di camminare con noi. »
Micha Calà
Nepal: quello che resta
« Resta di queste terre, una vertigine sconvolgente e profonda, che in qualche modo va a riparare le fratture del mio spirito e del mio continuo e vorticoso andare.
Restano, insieme all’incanto e allo stupore per le imponenti montagne, l’ammirazione per i segni di una spiritualità che pare più vera e per questo più potente e salvifica di quella a noi comune.
Resta l’immagine impressa delle foreste attraversate, così integre e potenti da farti sentire protetta come quando ti abbraccia una madre buona.
Resta la fatica dell’incedere in salita, una fatica preziosa, continua che se però la ascolti bene e non la rinneghi si trasforma, ti chiama, ti dice chi sei, ti ripaga, ti restituisce endorfine quelle che ti fanno andare su leggera, passo dopo passo, giorno dopo giorno.
Restano i tramonti ad alta quota al cospetto dei grandi della terra, che pensi che siano cosi belli da essere un peccato non poterli viverli insieme a chi ami.
Restano i cieli stellati, quelli che non ci sono parole quelli che li guardi e nei quali semplicemente stai lì… a perderti perché di fronte a tanto incanto, altro non puoi fare.
Restano impressi gli orti, scorti qua e là bel nostro girovagare, scrigni del cibo che magistralmente è stato preparato per noi dalle genti del posto, necessario carburante per le nostre fatiche.
Restano le serate silenziose accanto alla stufa, quelle quasi monastiche, a volte imbarazzanti, ma credo non meno preziose perché ci hanno dato l’opportunità di stare, anche scomodi, tutti insieme, forse a dipingere i nostri cuori delle emozioni vissute.
Ma resta anche l’energia del tripudio dell’ultima sera in montagna quando il lasciarsi andare ci ha regalato momenti di leggerezza e divertimento grazie anche alla generosità di un ricco abitante, capitato quasi per caso sui nostri passi.
Resta la costante e dolce presenza di Kamal e Lakpak le nostre guide nepalesi che con la loro assidua presenza unita ad un pizzico di follia ci hanno accompagnato per questi posti così meravigliosamente belli da far saltare i battiti.
Resta infine la mano immaginaria con la quale Matteo ha condotto tutti noi in questi posti che sappiamo essere, e lo si sente in ogni suo sguardo ed in ogni suo passo, suo luogo del cuore.
Quello che voglio che rimanga è la necessità di continuare a stare, ad essere centrata e presente.
Voglio credere che camminare ancora, giorno dopo giorno, sia il mio faro, la direzione silenziosa che mi guida e che mi tiene viva. »
Francesca P.
torna al sommario
|
✔ Il video finale
Alessandro Midlarz era in Marocco con il gruppo guide e staff della Compagnia dei Cammini, ha montato un video con la storia del nostro viaggio.
torna al sommario
|
|
|
✔ I nostri numeri
Questa newsletter è stata inviata a 39.171 appassionati del camminare. La nostra pagina facebook piace a 133.618 persone. Il nostro profilo Instagram è seguito da 11.782 persone. Il nostro nuovo canale Telegram “Compagnia dei Cammini in diretta” sta crescendo ed è seguito da 1.169 persone.
Ti piace questa newsletter? Inviala ai tuoi amici, invitandoli a iscriversi!
Visita l'archivio della newsletter per leggere altre notizie sul camminare, ma anche su altri temi che ci sono cari (ecologia, ambiente, salute, naturale…).
Puoi anche visitare il sito www.cammini.eu per saperne di più sulla filosofia del camminare e trovare proposte di viaggi a piedi.
Il popolo dei camminatori diventa sempre più grande... lenti ma inesorabili... uniti dalla forza che il camminare e l'amore per la natura sanno darci.
torna al sommario
|
|
La Compagnia dei Cammini è su Facebook all’indirizzo
www.facebook.com/compagniadeicammini
A norma del D.Lgs 196/2003 abbiamo reperito la tua e-mail direttamente da un messaggio che ci avevi precedentemente inviato, su tua esplicita comunicazione, navigando in rete o da un messaggio che ha reso pubblico il tuo indirizzo di posta elettronica. Questo messaggio non può essere considerato spam poiché include la possibilità di essere rimosso da ulteriori invii di posta elettronica. Qualora non intendessi ricevere ulteriori comunicazioni, ti preghiamo di inviare una e-mail a luca@camminoprofondo.it con in oggetto il messaggio: “Mi si espunga”; oppure è possibile cancellarsi da soli seguendo le istruzioni dal link “Cancella iscrizione” in fondo a questa mail. Grazie.
Iscriversi alla nostra newsletter
Archivi del CamminareInforma e del Cammino
Per scriverci: luca@camminoprofondo.it
Per informazioni sui viaggi a piedi proposti dalla Compagnia dei Cammini:
Tel. 0439 026029 / lun-ven 10-13 15-18 / info@cammini.eu
|
|
Direzione, redazione e copyleft: Luca Gianotti
con il contributo di Stéphane Wittenberg, Maurizio Russo, Luigi Nacci, Daniele Moschini, Micha Calà, Tommaso Benassi, Anita Constantini, Franco Michieli, Francesca P. e tanti altri.
|
|