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27 Febbraio 2026 (540 / anno XXVI)
il cammino /318
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Cammini senza tetto né legge
Non ci piace l’idea di istituzionalizzare i cammini. Ci piace che i cammini siano spontanei, vagabondi, viandanti, un po’ briganti, come siamo noi. Come titolava quel bel film: senza tetto né legge. Buona lettura.
Luca Gianotti
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In questo numero:
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Salento last minute
Ultima occasione per i soci per iscriversi al cammino Salento a passo lento. Il programma rimane inalterato, ma si può ripartire la sera prima per chi vuole rientrare in tempo per votare al referendum. Cosa c’è di meglio del salutare la primavera camminando in Salento, col clima mite tipico qui? Un cammino facile, ma ricco di contenuti. Compresa la festa delle tavole di San Giuseppe, una tradizione che vi stupirà.
➤ Scheda cammino.
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✔ Inclusive hikes for Adults and Youth
The Educator è una rivista pubblicata in lingua inglese da ICEVI (International Council for Education of People with Visual Impairment), una importante organizzazione diffusa in tutto il mondo e riconosciuta dalle Nazioni Unite, che si occupa delle metodologie di educazione di persone con deficit visivi, quindi non vedenti o ipovedenti. Sul nuovo numero (gennaio 2026) a pagina 20 c’è un articolo dal titolo Inclusive Hikes for Adults and Youth scritto a quattro mani da Dario Sorgato di NoisyVision e Luca Gianotti della Compagnia dei Cammini. Nell’articolo si racconta in breve la collaborazione tra le due associazioni, e quanto sia stata importante e da esempio per altre nazioni per avvicinare al cammino in forma consapevole adulti e ragazzi con disabilità visive.
➤ Qui il link al formato digitale della rivista (articolo a pag. 20).
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✔ Competizione o simbiosi? La natura non è olimpica
Chi ha sperimentato cammini di lunga durata attraverso molteplici paesaggi sa che accadono eventi esteriori e interiori che cambiano la visione della vita. Si tratta di un effetto particolarmente forte nella nostra epoca, perché mettersi in viaggio a piedi significa staccare in modo significativo dalle modalità della vita quotidiana. Tra le tante, c’è una speciale consapevolezza che può emergere dall’esperienza ma che spesso non viene colta e resta nell’ombra. È qualcosa che nasce dall’incertezza del cammino, dalla scarsità di rassicurazioni artificiali, dal presentarsi di imprevisti e in particolare dal perdere momentaneamente la strada. Incontra con più forza questa consapevolezza chi si muove su terreni selvatici, senza sentieri e segnavia, e senza tracce GPS. In queste situazioni, chi è concentrato solo su se stesso può credere che il ritrovare la buona via dipenda solo dalla propria abilità, dalle capacità di lotta dell’individuo. Chi riesce a restare aperto e onesto con se stesso, di volta in volta accumula un’impressione diversa: che in verità, le soluzioni siano arrivate sì mettendoci dell’impegno, ma solo grazie a una sorta di partecipazione universale dell’ambiente alla vicenda del proprio andare. Le tracce lasciate dagli animali nella boscaglia, il sole che sbuca dalle nubi e permette di riorientarsi, il suono di un torrente o di una campana lontana che segnalano un elemento del paesaggio, la bellezza del cielo che infonde coraggio alla marcia: questo e molto altro concorrono al ritrovarsi del cammino. Chi è sensibile capisce che alla meta non arriva un individuo, ma una sorta di organismo simbiotico vasto come il mondo.
La cosa interessante è che oggi la biologia riconosce che è proprio questa la realtà della natura vivente. Grazie in particolare agli studi della scienziata Lynn Margulis, possiamo dire che nessun organismo pluricellulare è costituito da una sola specie: tutti siamo dei “simbionti”, cioè organismi che vivono e si riproducono solo grazie alla presenza nel proprio corpo di una molteplicità di codici genetici appartenenti a specie diverse. Nel caso umano si tratta di batteri e virus del microbiota indispensabili per vivere e per procreare: circa il 13 per cento dei codici genetici presenti in ciascuno di noi sono altri dal DNA individuale.
In pratica oggi sappiamo che l’evoluzione naturale non è avvenuta solo grazie a mutazioni casuali dei codici genetici e della selezione competitiva tra individui (tesi ideologica fatta propria dal capitalismo), ma in misura molto maggiore da varie forme di cooperazione, o meglio di simbiosi, in cui specie diverse mettono insieme alcune capacità per dare vita a nuovi organismi, o a interi ecosistemi. Per quanto ne sappiamo non si tratta di una “scelta etica” compiuta dalla natura, ma è la base naturale su cui le scelte etiche possono essere compiute da animali con capacità morali. Esserne consapevoli permette anche di guardare con occhio molto critico la deriva dello sport contemporaneo, svuotato di qualsiasi valore che non sia la competizione estrema dell’individuo, della squadra, della nazione, facendo il conto delle medaglie come se la vita dipendesse dalle vittorie dei singoli. Ma la natura non è olimpica, e sconfessa la kermesse su nevi artificiali a cui assistiamo in queste settimane.
È grazie a questa consapevolezza declinata in mille sfumature che la Compagnia dei Cammini propone la sua filosofia di condivisione e inclusione nei gruppi in cammino, cercando l’immersione empatica negli ambienti attraversati ed evitando la connessione telefonica o Internet durante le tappe: per poterci accorgere di essere in realtà parte di ben altra connessione, nell’immensa simbiosi del pianeta Gaia.
Per approfondire il tema da un punto di vista scientifico consiglio la lettura del libro divulgativo di Maurizio Casiraghi e Telmo Pievani Uniti per la vita. Storie di simbiosi e cooperazione, Il Mulino 2025.
Franco Michieli
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✔ I cammini diventano legge
RadioRai e il mensile Terranuova mi hanno chiesto un commento sulla nuova legge per la promozione e la valorizzazione dei cammini d’Italia, approvata il 10 febbraio con i voti di maggioranza e opposizione. Non sento particolare interesse in merito, ma ho risposto.
Dovremmo essere tutti contenti, dunque? Certo, se pensiamo che 40 anni fa quando iniziai a occuparmi di cammini ci credevano matti, ora il vento è cambiato. Ma forse è cambiato troppo. Quindi non nascondo la mia paura. I cammini sono entità delicate, che hanno una componente spontanea molto importante. Nascono dalla passione di pochi, vivono grazie alla passione di molti. La mia paura è che l’istituzionalizzazione snaturi i cammini. Gli tolga la semplicità necessaria, per farli diventare strumenti di marketing territoriale, insomma che i cammini vengano inglobati nel concetto di turismo. Che sarebbe tragico e ironico, se si pensa che i camminatori viandanti arrivano ai cammini proprio perché cercano altro rispetto al turismo strutturato, vogliono sentirsi protagonisti e liberi, non incanalati in scelte economiche.
L’altra mia paura parte dal 2018, quando l’allora ministro Dario Franceschini varò un Atlante dei cammini d’Italia, con relativa commissione e approfondimenti. Subito noi ne fummo felici, e collaborammo mandando le nostre osservazioni e aiutando a costruire la definizione di “cammino”. Ma poi, arrivò la magagna. Se prima il mondo dei cammini era unito, ci sentivamo tutti fratelli perché camminatori viandanti, con questo intervento istituzionale arrivò la disillusione. Alcuni cammini furono considerati validi e altri no. Con motivazioni non oggettive, ma politiche, religiose, di parte. Così alcuni cammini divennero di serie A, riconosciuti, finanziati, e altri vennero considerati di serie C, disconosciuti, abbandonati. Ed erano cammini molto conosciuti e frequentati, che avevano tutte le caratteristiche e rispondevano ai criteri richiesti. Ma furono esclusi lo stesso, senza ragione né rispondendo alle richieste di chiarimenti. La paura oggi è la stessa: si faranno due pesi e due misure? Si creeranno cammini di serie A e di serie B? Probabile.
Per noi che camminiamo il valore dei cammini non passa dai contatti politici che un cammino ha o non ha, ma se i cammini hanno o non hanno un’anima.
Noi continueremo a cercare i cammini con un’anima. Forse dovremo cercarla proprio nei cammini che rimarranno fuori dal percorso di valorizzazione della nuova legge?
Luca Gianotti
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✔ Essere pellegrini oggi
Viviamo in una società che ha fatto della velocità la sua divinità. Corriamo da un impegno all’altro, rincorriamo notifiche sui nostri smartphone, inseguiamo obiettivi, risultati. Ma a forza di correre, abbiamo dimenticato “dove” stavamo andando e soprattutto “perché”. Camminare, oggi, è un gesto che va controcorrente. Non è solo uno spostamento, ma una presa di posizione. Un atto silenzioso e potente di resistenza.
Chi cammina lentamente compie una rivoluzione. Rinuncia al controllo del tempo per tornare a sentirne il ritmo vero: quello del respiro, del cuore, delle stagioni. Sul sentiero non c’è fretta, non c’è produttività, non c’è performance. C’è solo la verità del momento presente. Un piede davanti all’altro, la terra che scricchiola, il vento che racconta. E dentro, piano piano, si sgretolano i muri dell’ansia, della paura, della distrazione.
Da molti anni vivo in Toscana sulle colline fiorentine, a Settignano, borgo che mi ha adottato, e passo dopo passo tra i sentieri qui intorno incontro spesso altri passi, ancora più antichi, che ancora oggi parlano al cuore di chi vi cammina: la Via Ghibellina, la Via di Francesco, la Via degli Dei, la Via Romea Germanica, la Via di Dante e altre ancora.
Quando incrocio queste vie non è più solo seguire un percorso ma è lasciare che siano i sentieri e i luoghi a condurre dentro di me. Restare per giorni in un cammino che si mostra apparentemente casuale, spalanca le porte a un tipo di felicità che il mondo ha dimenticato: quella che nasce dall’essenziale. Una borraccia d’acqua, un cipresso isolato all’orizzonte, un incontro improvviso con un vecchio pastore, una semplice branda su cui dormire, un pasto frugale, e tutto si ricompone. Il superfluo si allontana, il necessario si avvicina.
Ecco che il cammino diventa così pellegrinaggio: laico o spirituale, non importa. È un ritorno alla terra, al corpo, a una voce interiore troppo a lungo ignorata. Un invito a rallentare, a respirare, a lasciarmi sorprendere, a incontrare persone che ancora credono nella bellezza delle cose semplici. È un modo per dire “no” a una vita che corre troppo in fretta, e “sì” a una vita che cammina, osserva, ascolta.
Così ho avuto l’idea di un viaggio, un’occasione per divenire insieme, seppur per una sola settimana, Pellegrini a Firenze, città da cui si parte e città a cui si torna incrociando antiche Vie, antichi passi, circondando la valle del fiume Arno. Appuntamento per il prossimo maggio, con la Compagnia dei Cammini.
Micha Calà
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✔ Gruppi generosi
Il gruppo del “Grande Anello Verde di Roma” (7-14 feb. 2026) ha fatto una donazione a Strade Maestre di 265 euro… Roma generosa!
Anche il gruppo 2024 Haiku in cammino ha deciso di donare 60 euro a favore di Strade Maestre, e lo fa dopo quasi 2 anni dal suo cammino, segno che ha mantenuto un legame con quel progetto. Grazie a tutti!
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✔ Viaggi a piedi Compagnia dei Cammini
Disponibilità posti al 27 febbraio (i viaggi qui non indicati sono completi o annullati)
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Cammini rinviati causa referendum
Il 22 e 23 marzo si vota per il referendum. La Compagnia dei Cammini ha deciso di spostare due viaggi che se mantenuti in quelle date non avrebbero consentito di votare.
L’antica Via Amerina, accompagnato da Daniele Moschini, è spostato nella settimana successiva, dal 28 marzo al 4 aprile.
Il cammino dei 3 laghi lombardi, accompagnato da Igor Grigis, è spostato dal 13 al 20 giugno.
Infine Il cammino in Salento a passo lento accompagnato da Luca Gianotti si concluderà il pomeriggio precedente alla data prevista, il 22 marzo, per consentire a tutti di tornare a casa in tempo per votare il 23 marzo. Senza perdere nessuna tappa del cammino.
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✔ Appuntamenti nella natura e nel naturale
Cammino dei Briganti a Lonigo
Se siete delle parti di Vicenza, e volete saperne di più sul Cammino dei Briganti, vi consigliamo questa serata organizzata dal CAI di Lonigo, giovedì 5 marzo, ore 20.45.
Fiera dei Grandi Cammini a Milano
Venite a trovarci in fiera a Milano, dal 13 al 15 marzo. Siamo alla fiera “Fa’ la cosa giusta” con uno stand, dove troverete tanti amici, il nostro stand diventa ogni anno luogo di incontro, saluti e abbracci. Troverete allo stand Daniele, Igor, Mauro, Cesidio, amici del Cammino dei Briganti, e tanti altri. Siamo ovviamente nel padiglione dedicato ai cammini (padiglione 16, stand D55), ingresso gratuito, sito web della fiera: falacosagiusta.org
Fiera del Cicloturismo a Padova
Saremo presenti con un piccolo spazio anche alla fiera del cicloturismo a Padova, il 28 e 29 marzo. Troverete allo stand Luca, e altri amici/amiche. Veniteci a cercare, a prendere il catalogo 2026, a farvi consigliare il cammino giusto per voi. Saremo insieme al Cammino dei Briganti, che avrà uno spazio a fianco, per raccontare il nuovo percorso per mountain bike da poco nato tra Abruzzo e Lazio. Se amate la bicicletta e il cammino, non potete non venire! Ingresso gratuito.
fieradelcicloturismo.it
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✔ Anticipazione
Questo libro — uscirà il 17 marzo — nasce da una grande paura: quella che prova un figlio mentre osserva i propri genitori invecchiare e ammalarsi. È una paura, o forse sarebbe meglio dire un terrore che riguarda molti di noi. Non tutti noi, perché alcuni hanno avuto la sventura di perdere i propri genitori da giovani. È una fortuna, anzi, è senza dubbio una benedizione avere ancora i propri genitori. Però può anche essere faticoso stare loro accanto nella stagione della vecchiaia. Ci si può sentire impotenti, soli, e allo stesso tempo ci si può amare molto sapendo che nemmeno un attimo va perduto. Si può ridere e si può addirittura imparare a farsi davvero le carezze.
“Il tempo del semplici” parla di questo tempo duro e irripetibile, a volte cupo e a volte scintillante, in cui conta soltanto stare insieme. Come si può, perché non c’è un manuale: il figlio può diventare padre, la madre può diventare figlia, cadono i ruoli e le maschere, possono cadere interi strati di pelle e si può provare ad accogliere le proprie fragilità.
È ambientato a Trieste - non la città dei caffè letterari ma quella delle periferie e dei rioni popolari. Gente semplice, che magari non ha mai preso in mano un libro di Svevo o di Joyce, ma sa cambiare un carburatore con la bora sopra i 100 km/h.
Mi piace chiamarla così: una piccola storia d’amore, di vento e di confine.
La prima presentazione sarà a Trieste il 17 marzo, all’auditorium dell’ITIS (in via Pascoli 31), alle 18.30. Dialogherò con Paolo Iannaccone, che oltre ad essere un amico è il presidente del Centro Ernesto Balducci.
Sono felice che la (magnifica) foto in copertina sia di Mario Magajna, fotografo sloveno di Trieste scomparso quasi vent’anni fa. Grazie - hvala! - a Štefan Čok, della Biblioteca nazionale slovena e degli studi – Sezione di storia ed etnografia (NŠK – Narodna in študijska knjižnica – Odsek za zgodovino in etnografijo) per avermi guidato nell’archivio fotografico.
Il libro si può già preordinare, se volete.
Spero che ve ne prenderete cura.
Luigi Nacci
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✔ Catalogo cammini 2026
Il catalogo è stampato, è bellissimo! Mai stato così bello, un libretto di 48 pagine. Bella grafica, bei contenuti: 160 viaggi, cosa volete di più? Per tutti i gusti, per tutte le tasche, per tutte le età. Sono partite le spedizioni, è arrivato a tutti i soci degli ultimi 4 anni. Chi non è socio può richiederlo gratuitamente, compilando il form.
Per chi volesse sfogliarlo in anteprima, qui c’è la versione digitale del catalogo 2026. Potete segnarvi le date sul calendario, spulciando i viaggi e scegliendo quelli che fanno per voi. Ricordate che sono divisi per 5 livelli di difficoltà, scegliere il livello alla vostra portata, e se avete dubbi, partite da livelli più bassi. Mai sovrastimare le proprie capacità! Ma ci sono tanti altri parametri per scegliere, perché ci sono cammini per ingolosire tanti aspetti diversi: cammini mediterranei e cammini nordici, cammini in Italia (tanti) e cammini in Europa e extraeuropei, cammini di pace in consapevolezza, cammini con il proprio cane, cammini inclusivi con persone affette da disabilità sensoriali, cammini d’autore con narrazioni, cammini per bambini e cammini per ragazzi e adolescenti. Quello che unisce tutta questa varietà è l’intenzione: camminare insieme, con attenzione, per vivere una esperienza profonda.
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✔ Lettere
Di ritorno dal capodanno in Salento
« Buongiorno vi invio un disegno che ho fatto inerente al Cammino Salento Alternativo a capodanno 2025/2026 con guida Tommaso Benassi »
Valentina Solaroli
Verdi giorni romani
« Questo 2026 è iniziato assai bene: tra parchi cittadini, riserve naturali e quartieri semiperiferici ho camminato a Roma con Antonella, Biancamaria, Catia, Cinzia, Danilo, Erminia, Giovanna, Graziella, Judith, Loretana, Maria Donata, Mauro, Odette, Patrizia. Roberto. È stata la prima volta, per me, condurre questo cammino e l’occasione di farlo nella città dove sono nato, cresciuto e in cui ho vissuto per 42 anni è stata una grande emozione ma anche un grande impegno perché Roma attira come una sirena, è una città attrattiva ad ogni angolo e, proprio per questo, può essere dispersiva. Mantenuta la barra a dritta ce la siamo goduta ad ogni passo percorrendo sia grandi distese verdi come il Parco degli Acquedotti, il Parco dell’Appia Antica, Monte Mario e il Parco della Caffarella, sia vie di quartieri dove scorreva la normale quotidianità talvolta impreziosita, come al Quadraro, da raffinati murales di street-art e storie di attiva resistenza. È stata una settimana in cui il meteo prevedeva pioggia e invece, come spesso accade, ce la siamo cavata con qualche goccia non fastidiosa: ma giovedì, quel giovedì, al mattino è scesa una quantità d’acqua di quelle che “non credo ai miei occhi!!” tanto era l’impeto e la forza con cui schiaffeggiava tutto ciò che incontrava. E allora, come spesso succede, è scattato il piano B in attesa di un previsto pomeriggio asciutto: attendiamo in struttura che la pioggia diminuisca e poi ci spostiamo rapidamente al non preventivato ma vicino museo della Centrale di Montemartini, un mix imperdibile tra una sontuosa archeologia post-industriale ed una raffinata esposizione di statue antiche e mosaici finemente illuminati. E dopo pranzo, una bella camminata (oltre 10 km) nella labirintica Garbatella, tra i lotti di edilizia popolare, giardini, street-art, luoghi e storie che solo a piedi si possono gustare. L’attraversamento della trafficatissima Cristoforo Colombo ci ha portato poi a Tor Marancia dove, con occhi stupiti, ci siamo goduti quello che può essere considerato il primo museo “condominiale” al mondo, un insieme di palazzi che hanno ceduto alcune facciate a giganteschi e colorati murales di pregevole fattura.
Di momenti belli ne abbiamo vissuti molti ma c’è stato un momento magico e silenzioso (strano per Roma) che terremo tutti nel cuore: arrivati quasi alla fine della Valle dell’Aniene, prima di prendere la metropolitana con gli scarponi infangati e la stanchezza che faceva capolino, una lama di sole pomeridiano si posa su un’alta siepe selvaggia di alberi di mimosa in fiore che si accendono. Bagliore Giallo!! e inaspettato… ’na meraviglia!! »
Mauro
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✔ Il video finale
Buona notizia! La valle di Cochamò, nella Patagonia cilena, uno dei luoghi più incantevoli e naturalisticamente puri al mondo (senza strade, solo foresta pluviale e pareti di granito), è diventata proprietà della comunità locale, che l’ha comprata e destinata a usi di conservazione. Vogliamo andare a esplorarla insieme? Un breve video di Patagonia racconta il successo. Cochamò per sempre!
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