24 Aprile 2026 (544 / anno XXVI)

il cammino /322

lupo

In bocca al lupo

Dopo i primi dieci lupi trovati senza vita tra Alfedena e Pescasseroli, il bilancio si aggrava ulteriormente in pochi giorni: altri otto esemplari sono stati rinvenuti morti in diverse aree del Parco nazionale d’Abruzzo. Ma non solo. A Bisegna, accanto ai lupi, giacciono anche tre volpi e una poiana. Una scena che parla da sola e che lascia poco spazio ai dubbi: il sospetto di avvelenamento è sempre più concreto. L’uomo regredisce, l’homo homini lupus diventa fattuale. Fa tutto parte di uno stesso clima, che parte dalle guerre che esplodono ovunque, e arriva all’atteggiamento sempre più arrogante e aggressivo degli individui. I lupi sono una vittima innocente, un perfetto capro espiatorio. Noi come sempre siamo dalla parte dei lupi, dalla parte degli ultimi. Iniziamo quindi questo numero con un articolo di Cesidio, grande esperto di questo magnifico animale.

Nel frattempo stiamo lavorando a un nuovo progetto in collaborazione con Emergency, una camminata sulla guerra e contro la guerra, per giovani. Ve ne parleremo a breve. Sta nascendo una rete virtuosa, di realtà che usano il cammino per scopi sociali; ero in fiera a Bologna lo scorso fine settimana, e incontrare e abbracciare Dario di NoisyVision, Marco di Strade Maestre, e conoscere altri che la pensano come noi, e ricevere tanti attestati di stima, è stata una iniezione di fiducia, dobbiamo continuare sulla strada intrapresa. Senza paure. In bocca al lupo.
Luca Gianotti

In questo numero:

Pratiche di consapevolezza sulla Francigena

Sette giorni in cammino in uno dei tratti più belli della Francigena toscana, uscendo dai percorsi ufficiali e ricercando l’ospitalità pellegrina di conventi e ostelli selezionati per la grande accoglienza e lo spirito che li caratterizza. Ma soprattutto un cammino di ricerca interiore e di relazione, grazie a pratiche di consapevolezza – meditative, corporee, relazionali – che la guida proporrà con fluidità nel corso della giornata.

  ➤  La scheda

✔  Contro la riapertura della caccia al lupo

Il lupo è un animale che da tempo si confronta con l’essere umano. Antico progenitore del cane, ha sempre rappresentato una sorta di controparte nel rapporto con l’uomo: concorrente nella caccia e minaccia per il bestiame. La sua presenza riflette da un lato il conflitto con le attività umane, dall’altro evoca forza e nobiltà, suscitando insieme timore, rispetto e fascino.
In Italia è presente da secoli e, dopo aver rischiato di scomparire, è stato tutelato a partire dal 1971. Già dal 1972 è diventato simbolo delle iniziative per la conservazione della natura nel nostro Paese, quando l’allora Parco Nazionale d’Abruzzo insieme al WWF avviò l’Operazione San Francesco, il primo innovativo progetto dedicato alla sua salvaguardia. Da quel momento la specie ha intrapreso una naturale espansione, tornando a occupare molti territori un tempo abbandonati, non solo in montagna ma anche in zone collinari, pianeggianti e persino nei pressi dei centri abitati. Oggi si stimano almeno 3.500 esemplari, un aumento significativo rispetto a mezzo secolo fa e un risultato rilevante per la tutela della biodiversità.
Nonostante questi progressi, il lupo viene spesso descritto soprattutto in relazione ai conflitti che può generare, mentre si tende a trascurare il suo ruolo essenziale negli ecosistemi. È infatti un importante regolatore naturale delle popolazioni di ungulati, come i cinghiali, contribuendo indirettamente anche all’equilibrio ambientale e ad alcune attività umane, tra cui l’agricoltura.
Allo stesso tempo, molti lupi continuano a morire a causa dell’uomo. Tra il 2019 e il 2023 ne sono stati rinvenuti oltre 1.600 morti in Italia, con numeri in crescita e una media superiore a un individuo al giorno. Circa il 70% di questi decessi è riconducibile, direttamente o indirettamente, alle attività umane.
La presenza del lupo dipende fortemente dalla disponibilità di prede, in particolare ungulati come il cinghiale, e svolge un ruolo fondamentale nel contenimento delle popolazioni di erbivori, con effetti positivi anche per il settore agricolo. Non rappresenta un pericolo per l’uomo, ma è importante adottare comportamenti adeguati. Gli episodi di aggressione sono estremamente rari e, nella maggior parte dei casi, collegati a situazioni in cui gli animali hanno perso la naturale diffidenza a causa di atteggiamenti umani scorretti, come l’abbandono di rifiuti o l’alimentazione volontaria.
La recente revisione del livello di protezione del lupo a livello europeo è una scelta molto discussa e potenzialmente rischiosa, che potrebbe compromettere i risultati raggiunti nella conservazione della biodiversità. Si tratta di una decisione che solleva dubbi anche dal punto di vista scientifico e che potrebbe indebolire le misure di tutela, favorendo interventi disomogenei e poco coordinati. Sarebbe invece auspicabile rafforzare politiche fondate su solide evidenze scientifiche e su una gestione attenta e responsabile della specie.
Cesidio Pandolfi

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✔  Three Peaks Challenge?

3 Peaks Challenge | 24 hrs

Starò in Italia fino a lunedì.
Mi piace stare in una piccola contea fuori da Udine (Cussignacco), circa 5.000 abitanti, dove si va ancora al bar e non esistono takeaway per il caffè, e dove si incontra ancora la gente per caso, mentre si aspetta che ti passino il giornale da leggere, fra un tajut (bicchiere di vino, in friulano) e l’altro. Ed è proprio di questa lentezza che voglio parlare oggi.
Premetto che non so se esistano sfide simili in Italia e che, quando la sentii, pensai subito a queste boutade che vengono dal Regno Unito, come Dry January o Movember, ovvero reazioni estreme a situazioni estreme.
Ma quello di cui parlo oggi è esattamente l’opposto della lentezza che io bramo così tanto e che la Compagnia dei Cammini sostiene in qualche modo. È la sfida delle tre cime, o Three Peaks Challenge. Risale a un’idea del 1926, una prima bozza, e consiste nel raggiungere le cime più alte di:
Scozia: Ben Nevis (1.345 m)
Galles: Snowdon (1.085 m)
Inghilterra: Scafell Pike (978 m)
Il tutto, includendo gli spostamenti in auto (circa 10-11 ore, a seconda del traffico e del guidatore), in meno di 24 ore.
Non so cosa stiate pensando. Io lo so, ma non lo scrivo, perché non sarebbe carino né adatto a una newsletter come questa. Le charities (associazioni senza scopo di lucro: molti lo fanno per raccolte fondi, stile maratona, quindi almeno da quel lato cercano di salvarne l’aspetto positivo) dicono che circa 30.000 persone tentano l’impresa ogni anno.
Non mancano le critiche: erosione dei sentieri percorsi a gran velocità, macchine che sfrecciano all’impazzata, impatto ambientale e flussi esagerati in certi periodi (specialmente nei weekend estivi). Non ultimo, la sicurezza, visto che almeno una delle cime viene affrontata completamente al buio.
Sul TGO (The Great Outdoors), la rivista outdoor più famosa qui, nel numero di maggio c’è un tentativo di riabilitare questa sfida: c’è chi la fa senza auto, coprendo tutte le 500 miglia in circa 20 giorni. Ma anche lì, per completarla, bisogna fare quasi una maratona al giorno. Vedi Tina Page, che detiene il record del Three Peaks “unsupported”.
È chiaro che lentezza e record non vanno molto d’accordo. C’è anche chi prova varianti più “pure”, evitando le vie normali, più veloci e affollate, per cercare percorsi più interessanti e impegnativi, magari in scrambling.
Qui si intravede qualcosa di più vicino ai nostri binari: solitudine, niente tempo limite, massimo coinvolgimento. Vista la difficoltà e l’impegno richiesto, bisogna stare nel momento.
Comunque alcuni considerano il Three Peaks Challenge una sorta di rito di iniziazione: per molti è il primo approccio alla montagna. E il fatto di provarci e non riuscirci diventa comunque un atto di ammissione e di apprendimento, quasi un’anti-performance.
Sarà. E forse noi in Italia non siamo affatto immuni da questa voglia di fare una cima dopo l’altra, anche nello stesso giorno.
Ma domani ho proprio voglia di camminare con un asino, senza neppure guardare l’orologio. E questo sarà uno dei miei prossimi racconti.
Nessun record, mi dispiace.
Dal vostro inviato dal Regno Unito,
Dave

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✔  Raccontare è resistere

La Maiella in questi giorni è accecante. Dopo la neve abbondante e improvvisa dei giorni scorsi, altrettanto repentino è arrivato il sereno. La montagna splende con l’arrivo delle prime rondini, ancora incerte sul da farsi.
È Aprile e passeggiando su un ponte la guardo da Pescara. A Maggio sarò lassù, a camminare con alcuni di voi sul Cammino di Celestino. Tra i molti soprannomi della Maiella c’è anche quello di Montagna della Libertà. È Aprile ed io ci penso a quei ragazzi che, nel 1945, non erano a godersi la Maiella sotto il cielo azzurro come me oggi. Il 21 aprile del ’45 quei ragazzi dai vestiti laceri, dalle scarpe sfondate, dai volti abbronzati, erano a Bologna. Una Bologna festante. La gente li accoglie come eroi, e lo sono per davvero. Sono gli uomini, a volte poco più che adolescenti, della Brigata Maiella. Che ha di speciale questa formazione partigiana? Ne abbiamo avute tante in Appennino. Quella della Brigata Maiella però è storia poco nota.

Fondata nel 1943 da Ettore Troilo, avvocato antifascista, la Brigata Maiella si caratterizzò per la sua natura autonoma e per la forte motivazione dei suoi volontari. Ragazzi ai quali i nazisti avevano distrutto le case, ucciso i genitori, fatto strage di innocenti e terra bruciata sul fronte della Linea Gustav.
Combattevano accanto agli Alleati e, dopo aver liberato l’Abruzzo dall’oppressione nazifascista, sarebbero potuti restare lì.

E invece no. Il fronte avanza e pure loro avanzano. “Motorizzati a piè”, dicevano.
I tedeschi li temono, li chiamano Banditen.

Ancora un passo, centomila passi, per liberare i fratelli e le sorelle delle Marche e poi quelli della Romagna. Motorizzati a piè, certo. Come sennò? Non avevano mezzi se non quegli scarponi che erano già tanto. Chi ce le aveva mai avute un paio di scarpe?
Combattono con coraggio, ovunque li accolgono e li rifocillano, fino alla Linea Gotica, a Bologna e poi ancora Asiago.
Ogni passo verso nord una promessa mantenuta, ogni battaglia una ferita e insieme una conquista.
Quelli che son partiti / non son tornati / Sui monti della Romagna sono caduti.
Dice un canto.
A Brisighella Ettore Troilo scioglie la Brigata, concludendo il suo commovente discorso con una frase che suona da monito e speranza:
“C’è ancora molto da fare.”
Per raccontare le storie ci vuole tempo e ascolto. Questa della Brigata Maiella amo molto raccontarla lungo il cammino, all’ombra dei faggi. Venite se, come dicevano i pastori poeti, “Ascoltar vi piace”. Perché, come diceva Luis Sepulveda: raccontare è resistere.
Francesca Camilla d’Amico

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✔  Viaggi a piedi Compagnia dei Cammini

Disponibilità posti al 24 aprile (i viaggi qui non indicati sono completi o annullati)

16-23 maggio:
Sardegna selvaggia e blu
guida: Matteo Casula
difficoltà: @@@
7 posti
23-29 maggio:
Pratiche di consapevolezza sulla Francigena (Toscana)
guida: Fabiana Mapelli
difficoltà: @@
Cammini di Pace
8 posti
23-30 maggio:
Gallura di granito e Bocche di Bonifacio (Sardegna)
guida: Mara Battilana
difficoltà: @@
9 posti
29 maggio-2 giugno:
Esplorazioni wild lungo la Via dei Silter (Lombardia)
guida: Franco Michieli
difficoltà: @@@@
Cammino d’autore
3 posti
30 maggio-2 giugno:
Orsigna, un altro giro di giostra (Toscana)
guida: Anita Constantini
difficoltà: @@
Cammini di Pace
1 posto
30 maggio-6 giugno:
La Via del Tratturo (Abruzzo / Molise)
guida: Cesidio Pandolfi
difficoltà: @@@
5 posti
30 maggio-7 giugno:
L’oceano e le rosse colline dell’argan (Marocco)
guide: Said Zarrouk + Marina Pissarello
difficoltà: @@
1 posto
1-7 giugno:
Maiella, montagna Madre: il Cammino di Celestino – gruppo II (Abruzzo)
guida: Francesca Camilla D’Amico
difficoltà: @@@
Cammini d'autore
9 posti
2-6 giugno:
Il Parco dei cento laghi con i cani (Emilia-Romagna)
guida: Tomas Pirani
difficoltà: @@@
4Z: Cammini a quattro zampe
2 posti
6-13 giugno:
Chaminar en Val Maira (Piemonte)
guida: Matteo Casula
difficoltà: @@@
8 posti

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✔  Appuntamenti nella natura e nel naturale

A luglio la camminata per le Terre Mutate

Si chiama «Carovana 2026» l’iniziativa pensata dall’associazione che gestisce il Cammino nelle Terre Mutate per ricordare gli ultimi terremoti che hanno trasformato il Centro Italia, colpendo a partire dal 24 agosto 2016 le aree interne di Marche, Umbria e Abruzzo. Si è scelto di celebrare il decimo anniversario in cammino, partendo da Fabriano l’11 luglio e arrivando a L’Aquila il 25 luglio.
  ➤  L’articolo del Manifesto qui.

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✔  Catalogo cammini 2026

Catalogo cammini 2026

Il catalogo è stampato, è bellissimo! Mai stato così bello, un libretto di 48 pagine. Bella grafica, bei contenuti: 160 viaggi, cosa volete di più? Per tutti i gusti, per tutte le tasche, per tutte le età. Sono partite le spedizioni, è arrivato a tutti i soci degli ultimi 4 anni. Chi non è socio può richiederlo gratuitamente, compilando il form.
Per chi volesse sfogliarlo in anteprima, qui c’è la versione digitale del catalogo 2026. Potete segnarvi le date sul calendario, spulciando i viaggi e scegliendo quelli che fanno per voi. Ricordate che sono divisi per 5 livelli di difficoltà, scegliere il livello alla vostra portata, e se avete dubbi, partite da livelli più bassi. Mai sovrastimare le proprie capacità! Ma ci sono tanti altri parametri per scegliere, perché ci sono cammini per ingolosire tanti aspetti diversi: cammini mediterranei e cammini nordici, cammini in Italia (tanti) e cammini in Europa e extraeuropei, cammini di pace in consapevolezza, cammini con il proprio cane, cammini inclusivi con persone affette da disabilità sensoriali, cammini d’autore con narrazioni, cammini per bambini e cammini per ragazzi e adolescenti. Quello che unisce tutta questa varietà è l’intenzione: camminare insieme, con attenzione, per vivere una esperienza profonda.

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✔  Il video finale

Un film sullo snowboard in Alaska. I documentari di Patagonia hanno sempre qualcosa da insegnarci (oltre a goderci delle magnifiche immagini). Ryland Bell è sempre stato un outsider. Snowboarder professionista e pescatore di mestiere, passa l’inverno a esplorare e sciare su creste giganti vicino a casa sua, a Haines, in Alaska. In inglese (mettete i sottotitoli).

Video – DIG: An Alaskan snowboard film with Ryland Bell | Patagonia Films

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