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29 Settembre 2026 (554 / anno XXVI)
il cammino /332
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Buon autunno camminanti!
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In questo numero:
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Capodanno in cammino
Cosa c’è di meglio che finire l’anno in cammino e iniziare nello stesso modo l’anno nuovo? Nel calendario della Compagnia dei Cammini avete la possibilità di scegliere tra tante proposte, lunghe e brevi, vicine e lontane. 7 proposte in Italia: due in Sardegna, poi Calabria, Sicilia, Salento, Sabina e Monteriggioni. E il classico, richiestissimo, cammino nel deserto del Marocco, con le guide Said e Marina (già completa, solo lista d’attesa).
➤ Ecco l’elenco completo con i dettagli.
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✔ Il cammino inclusivo in Salento sul Corriere della Sera
Sempre di più la Compagnia dei Cammini è impegnata nel sociale. Il cammino in Salento inclusivo, in collaborazione con NoisyVision, ha ricevuto l’attenzione del Corriere della Sera, un bell'articolo che intervista una parte dei componenti del gruppo. Eccolo.
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Recensioni
✔ Cosa ci salva da un terremoto?
L’autore ha percorso in 9 giorni il Cammino nelle Terre Mutate, da Fabriano a L’Aquila, con una domanda in testa: “Cosa ci salva da un terremoto?”. E questa domanda l’ha posta a tutti gli abitanti conosciuti in cammino, una decina di chiacchierate con gestori di strutture ricettive, artigiani, anziani. Lo spunto è efficace, il modo di porsi di Alberto Abbà è onesto e rispettoso delle sofferenze di chi il terremoto lo ha subito.
Arrivato a L’Aquila, l’autore trae le conclusioni: “A seconda di chi siamo, ci salva un tetto, un orto, un cavallo. L’amore, la prevenzione, il prendersi cura. La montagna, la speranza, la comunità, il carattere, il futuro, un sogno, la fede. Il non essere soli. A volte le cose ci salvano e a volte ci sotterrano. A volte la casa è un riparo sicuro e a volte è la nostra tomba. A volte ci si attacca a qualcosa o qualcuno, con forza a quell’unico appiglio. A volte regge e a volte no.”
Lettura ideale per chi deve partire per il Terre Mutate, o da leggere durante il cammino, magari con lo scopo di incontrare le stesse persone iconiche raccontate nel libro, Lino, Patrizia, Roberto, Stefano, Barbara, Gino, Katia, Monica, Assunta. (LG)
Alberto Abbà – “Cosa ci salva da un terremoto?”, Edizioni Il Lupo 2023 – 12 euro
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✔ La vignetta di Caio Comix
Siete QUI… Invece dovreste essere QUI.
(grazie Caio Comix!)
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✔ Aggiornamenti dal Nepal
Desideriamo fornirvi alcune notizie fondamentali sul Nepal e sullo stato dei fatti nelle zone colpite dalla tremenda frana di Rasuwa.
Purtroppo, sebbene la tragedia sia stata di enorme portata, l’interesse dei media internazionali si è gradualmente affievolito. Proprio per questo ci teniamo a offrirvi un resoconto diretto sulle condizioni sul campo.
Le attività di soccorso sono alle battute finali. L’erogazione di corrente elettrica e le linee telefoniche sono state ripristinate quasi ovunque. Il bilancio provvisorio parla di circa 1.400 vittime, mentre si stimano ancora tra i 400 e i 500 dispersi sotto detriti e fango.
Gli sfollati vengono pian piano alloggiati in strutture temporanee e la via di comunicazione tra Nuwakot e la frontiera tibetana è stata riaperta, anche se per ora resta riservata perlopiù ai veicoli di soccorso e cantiere. Secondo gli esperti, la ricostruzione delle infrastrutture e il recupero del territorio richiederanno diversi anni, soprattutto a causa dei gravi danni ambientali e geologici registrati.
Per le comunità del posto servirà almeno un anno prima di ritrovare una parvenza di normalità. Le scuole, tuttavia, dovrebbero garantire la continuità didattica. A fare la differenza in questa fase di emergenza è lo straordinario spirito di coesione del popolo nepalese, sostenuto sia da privati cittadini sia dalle imprese locali.
Sul piano economico, la chiusura del valico principale con il Tibet pesa sull’intero Paese. L’operatività del passaggio di Korala – che mette in comunicazione l’Alto Mustang con Jomsom e Pokhara – sta permettendo il transito dei beni, alleviando la crisi. I danni economici rimangono comunque ingenti, in particolare nelle aree colpite dove commercio e attività locali risultano ancora bloccati.
Il flusso turistico verso Nepal e Bhutan aveva già subito un calo a causa dell’instabilità legata al conflitto nella regione del Golfo Persico. La recente frana nelle valli di Bhotekoshi e Trisuli ha portato a un ulteriore rallentamento delle prenotazioni.
L’invito del Nepal a tutti i viaggiatori è chiaro: non annullate i vostri itinerari. Scegliere di visitare il Paese oggi significa offrire un aiuto concreto all’economia locale e dare una mano a tante famiglie per rialzarsi.
L’impatto maggiore si concentra nella valle colpita e nella regione del Langtang, dove gli spostamenti per la prossima stagione autunnale potrebbero presentare ostacoli. Abbiamo tuttavia già individuato e testato con successo dei percorsi alternativi.
Vi chiediamo quindi un sostegno e fiducia per far partire il viaggio programmato per quest’anno. Struttureremo un percorso alternativo che sfiorerà la zona colpita – consentendoci di portare il nostro contributo economico alle comunità locali – per poi proseguire verso un’area meno battuta e di rara bellezza. Sarà un’esperienza di viaggio profonda, pensata per scoprire l’anima più autentica del Paese e offrire un supporto diretto, di cui ci faremo personalmente carico.
La scheda è qui, ma il programma subirà variazioni di itinerario rispetto al passato.
Matteo Casula
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✔ Rassegna stampa: Il Sole 24 ore
Un articolo sui cammini d’autunno su Il Sole 24 ore. Articolo qui.
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✔ Viaggi a piedi Compagnia dei Cammini
Disponibilità posti al 29 settembre (i viaggi qui non indicati sono completi o annullati)
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Roma insolita… a piedi dal 21 al 28 novembre
Questo cammino urbano (sulle tracce de “Il Grande Anello Verde di Roma a piedi” scritto dall’amico Carlo Coronati) mi è entrato nel cuore non solo perché Roma è la città dove sono nato e sono vissuto per 42 anni ma, anche e soprattutto, perché mi emoziona scoprirla come mai avevo fatto prima. Sono continue le sorprese che si possono avere, come il fatto che tra parchi urbani e riserve naturali è la capitale “più verde” d’Europa, che cammineremo per quasi 100 km all’interno del raccordo anulare (che è di 68 km) e senza mai, di fatto, entrare nel centro storico, che conosceremo alcuni di quelli che 60/70 anni fa erano quartieri periferici e che ora sono “semi-centrali” ma che mantengono storie fortemente identitarie.
Tra il parco-riserva di Monte Mario e quello enorme della Caffarella, tra Monte Antenne-Villa Ada e il parco della Valle dell’Aniene, tra il parco degli Acquedotti e Villa Pamphili ci immergeremo in aree popolari e benestanti zigzagando e curiosando in una città che non finisce mai di stupire perché, oltre la storia antica che l’ha caratterizzata, vi è una storia più recente che, sempre sull’orlo di un caos feroce, sprigiona una grande umanità un po’ beffarda ma accogliente e capace di generare sacche virtuose di resistenza sociale e creatività culturale.
“… di Roma ti innamori lentamente, un po’ per volta, ma per tutta la vita” scriveva N. Gogol: e camminando lentamente andremo a viverla, respirarla e ammirarla tra le mille contraddizioni presenti e gli innumerevoli scorci di bellezza paesaggistica e umana che dovremo poi annotare nel nostro taccuino per non dimenticare.
Dormiremo e mangeremo a Garbatella, il quartiere proletario che si è via via riqualificato fino ad essere una delle zone “pregiate” della città e da qui ci muoveremo in metropolitana per raggiungere le partenze di ogni singola giornata di cammino che si concluderà sempre in un’altra stazione della metro, magari dall’altra parte di Roma.
Se vedemo a Roma!
Mauro Agliata
➤ La scheda del viaggio, ancora 3 posti disponibili.
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✔ Appuntamenti nella natura e nel naturale
Presentazione Strade Maestre a Bolzano
Questa sera, martedì 29 settembre, al teatro Cristallo di Bolzano, alle ore 17, il gruppo che è appena partito per l’anno scolastico in cammino di Strade Maestre 2026-27, dialoga con chi è interessato a conoscerli, sapere come funziona la scuola in cammino e dove prosegue il loro percorso.
➤ Tutte le informazioni
Il film su Strade Maestre
Altro appuntamento su Strade Maestre. Al Festival del cinema di Roma anteprima del film girato in cammino seguendo il primo anno scolastico, mentre attualmente in cammino c’è il terzo anno.
La proiezione sarà il 24 ottobre 2026 alle ore 15.00 presso il Teatro Sistina. Verrà proiettata l’intera docuserie (6 puntate) per un totale di 204 minuti. Titolo “Strade Maestre – La scuola in cammino”, regia di Marco Leopardi, Marco Allegrezza, Sabrina Scansani.
➤ Scheda film
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✔ Lettere
Di ritorno dal cammino in Ciceria con Luigi Nacci
«Ad est, su quella fragile linea di confine dove l’aria porta ancora il profumo di antichi imperi, sorge Trieste. La città è stretta tra l’abisso del mare e la pietra ruvida del Carso. Qui si sente una sottile inquietudine. L’eco di storie passate vibra ancora nel vento. Fa caldo, un caldo denso che avvolge tutto. La Slovenia è lì, vicinissima. Camminare verso il confine, con gli occhi abbagliati dal bianco delle rocce, dà una vertigine profonda. Persone, popoli e identità hanno camminato su questa terra, intrecciando i loro destini su questi stessi sentieri.
Il gruppo si muove.
Troviamo rifugio in vecchie locande. Questi luoghi sembrano fermi in un tempo in cui la semplicità, i sorrisi veri e il sapore del buon cibo fanno ancora pensare a casa. Lentamente, anche le parole cambiano suono. La lingua si trasforma. I passi vanno avanti, inghiottiti da un verde profondo e da un silenzio assoluto, padrone del bosco. La voce di Luigi riesce a portarci attraverso le maree del tempo. Con lui, il passato difficile di questa terra di confine, troppo spesso dimenticato, torna a vivere e respirare.
Il gruppo ascolta.
Salendo verso le alture, lo sguardo si apre su mari e terre oggi separati dai confini. Restano però uniti per sempre da radici comuni, fatte di difficoltà e antiche tradizioni. Il mare Mediterraneo brilla. È una luce immensa che collega il Golfo di Trieste a quello del Quarnaro.
Quando si arriva in cima al monte Vujka, l’infinito dell’arcipelago si mostra sotto un cielo di azzurro intenso. In questo paesaggio che lascia senza parole, Luigi ci parla della Bora, del respiro irrequieto di una natura che qui comanda, in contrasto con le ferite di uno sviluppo a volte troppo distratto e rozzo.
Il gruppo osserva.
In questi giorni, c’è un uomo dalla barba bianca che segna il tempo. È un punto di riferimento costante per ogni nostra alba e ogni nostro tramonto. La sua presenza, piena di allegria e sorrisi, ha fatto di questo viaggio non solo un percorso terreno, ma anche una carezza per l’anima. Grazie, Bruno, per la tua saggezza e la tua gioia.
Il gruppo saluta.
Una dolce malinconia riempie l’aria.»
Giovanni
Di ritorno dal Sarek (Svezia) con Franco Michieli
«Ogni viaggio arriva al momento giusto. Non lo decidi davvero: lo riconosci. Arriva quando i giorni hanno cominciato a somigliarsi troppo, quando la routine si è fatta stanca e inconsapevole, e serve una fuga temporanea per attingere di nuovo all’energia vitale del cammino.
Il nostro è stato un viaggio all’interno del Circolo Polare Artico, appena sopra il 67° parallelo, quella linea oltre la quale, per i geografi antichi, finivano le terre conosciute e la vita possibile: restava solo lo spazio bianco dell’immaginazione.
Ed invece eccoci qui, vivi, a mettere un passo dopo l’altro. A goderci la felicità di sentirci piccoli, e allo stesso tempo infinitamente liberi, di fronte all’immensità del paesaggio.
Il Sarek non concede scorciatoie. Non ci sono sentieri segnati, non ci sono indicazioni, non ci sono rifugi ad aspettarti a fine giornata: solo duemila chilometri quadrati di montagne, ghiacciai e valli che si aprono come cattedrali senza tetto. Qui non si arriva per caso: si entra da Kvikkjokk e tutto quello che hai è ciò che porti sulle spalle.
Sotto i nostri piedi la tundra: muschi che cedono come tappeti antichi, licheni grigi e verdi, le betulle nane che si aggrappano basse al suolo per non farsi strappare dal vento. Davanti ai nostri occhi panorami spettacolari: enormi valli a U che si aprono in delta di rami d’acqua argentata, pareti di roccia che precipitano a picco, circhi glaciali riempiti di laghi o da cui escono torrenti schiumeggianti, immensi altopiani distesi fino al filo dell’orizzonte. E dietro, sempre, montagne orlate dalla corona bianca dei ghiacciai.
Nelle nostre orecchie il silenzio profondo. Un silenzio che all’inizio spaventa, perché non ha nulla del silenzio delle città: non è assenza di rumore, è presenza di qualcos’altro. Poi impari ad ascoltarlo, e scopri che è pieno. Il nostro respiro. Il suono dei nostri passi. Il fruscio del vento tra i salici e le betulle, il rombo di un torrente cento metri più sotto, lo zoccolo di una renna che si allontana senza fretta, perché qui l’uomo non è padrone, è ospite.
Perché questa non è terra vergine, come piace raccontare. È il Sápmi, la terra dei Sami, percorsa da millenni di transumanze, di nomi che sulle nostre mappe compaiono storpiati e che qui hanno ancora il loro suono giusto.
I giorni si sono confusi in fretta. L’assenza di rete e di tecnologia ci restituisce un modo di stare al mondo più antico, quasi preumano. Il tempo smette di misurarsi in orari e si misura in guadi attraversati, in creste raggiunte, in acqua bevuta direttamente dal torrente perché è la più buona che abbiamo mai bevuto. Si cammina finché si ha voglia di camminare. Si monta la tenda dove il terreno lo permette. Si dorme con la luce.
Aspro, selvaggio, di una bellezza capace di togliere il fiato, il Sarek non ti chiede di conquistarlo, ti chiede solo di attraversarlo con la giusta umiltà, e di andartene lasciando l’erba come l’hai trovata. In cambio ti restituisce quell’energia vitale che eri andato a cercare, e una certezza che vale il peso dello zaino: che oltre il 67° parallelo le terre conosciute non finiscono affatto. Finiscono le nostre consuetudini, ed è tutta un’altra cosa.»
Cesare Ferrero
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✔ Il video finale
Molti di voi negli anni del Covid non erano ancora soci e amici della Compagnia dei Cammini, quindi si sono persi la bella iniziativa degli incontri online che organizzavamo con buona energia. Ve ne riproponiamo uno, andato in diretta il 7 febbraio del 2021, chiacchiere con la cantante Mara Redeghieri per parlare di Gente d’Appennino.
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